6 marzo 2004

L’assemblea generale del doppiaggio (dialoghisti, direttori, attori-doppiatori e assistenti) ha deliberato, sabato 6 marzo, un’altra settimana di astensione da ogni prestazione professionale (sottotitolaggio compreso) fino al 12 marzo prossimo. Giovedì sera si era svolto all’Anica un incontro informale tra le imprese di doppiaggio e i sindacati per sondare, dopo un mese di sciopero, la reciproca disponibilità a concludere le trattative per il Contratto collettivo nazionale di lavoro.

All’incontro non era purtroppo presente nessun rappresentante della committenza, malgrado sia stata più volte sottolineata l’opportunità che le majors dell’intrattenimento e le emittenti TV siano presenti a una trattativa che tocca così da vicino loro rilevanti interessi economici.
Un’assenza che comincia a essere imbarazzante. Non vogliamo pensare che i committenti si disinteressino della necessità di dare regole certe a un settore così centrale della loro attività, tanto da rendere auspicabile a detta di molti – un intervento istituzionale a mettere ordine in un comparto la cui totale deregolamentazione interessa settori di investimento molto ampi e ha gravi ricadute sul piano culturale.
Nel merito, le imprese hanno riproposto una discussione su punti della normativa che i lavoratori si erano dichiarati – al punto da scendere in sciopero – indisponibili a rimettere in discussione, in quanto cardine e garanzia della trasparenza del rapporto lavorativo.
D’altra parte, le stesse imprese si sono dichiarate disponibili a un altro incontro, durante la prossima settimana – anche questo informale – per stabilire una ulteriore “calendarizzazione” di successivi incontri di approfondimento, a condizione della sospensione dello sciopero e dello stato di agitazione.
La prospettiva di riaprire una discussione durata già undici mesi, e le assicurazioni verbali date dalle imprese sono parse ai lavoratori del tutto insufficienti per riprendere il lavoro.

La mano passa alla committenza, alla quale sembra dover essere ricordato che la mancata assunzione di responsabilità è spesso scelta autolesionistica.