Nell’articolo “Traduttori web a tempo di record”, apparso su Repubblica dell’8 dicembre scorso, Mauro Favale enfatizza la gratuità dei servizi offerti dagli appassionati di Italiansubs, che “a tempo di record” offrono in anteprima al popolo italiano della rete i sottotitoli delle serie appena trasmesse negli Stati Uniti. Oltre alla disinteressata “passione” che sosterrebbe il tutto, Favale sottolinea che il servizio non viola il diritto in quanto i filmati non sono reperibili sul sito insieme ai loro sottotitoli.
Il tono generale dell’articolo ci impone un paio di puntualizzazioni: la prima attiene al diritto d’autore che viene violato con la trasmissione illegale di opere protette, la seconda alla concorrenza. Sebbene i volenterosi traduttori di Italiansubs non commettano formalmente alcun reato, il tono con cui le loro performance vengono presentate è perlomeno ipocrita: se è vero, infatti, che degli attesi episodi vengono forniti solo i sottotitoli, è altrettanto evidente che la cosa non avrebbe senso se altrove non fossero disponibili – in violazione del diritto d’autore – i relativi video, senza i quali l’altruismo dei veloci traduttori dovrebbe trovare altro sfogo. Discorso a parte merita il fatto che si insista tanto – legittimamente da parte dei soggetti, meno da parte dell’articolista, il quale si suppone sia regolarmente pagato per il suo lavoro – sul carattere gratuito del lavoro degli italiansubbers: quello del traduttore è un lavoro, esattamente come quello del giornalista, e i traduttori cinematografici italiani, moltissimi dei quali aderiscono alla nostra associazione, lavorano ogni giorno per far sì che i filmati stranieri siano conosciuti e apprezzati al meglio nel nostro paese. Esaltare il fatto che la stessa cosa possa essere fatta senza alcun compenso (supponiamo in presenza di un’altra fonte di reddito) non rende un buon servizio all’informazione. E’ come dire che esistono lavori che non hanno dignità di salario, o come dire che un cinese che si contenta di vivere senza televisore al plasma fa bene a lavorare a 1 euro l’ora mentre il suo collega italiano è costretto a rispettare un contratto collettivo. Contratto che, per la cronaca, esiste anche per il doppiaggio e il sottotitolaggio: sarebbe interessante sapere se i servizi offerti dagli animatori del sito al Telefilm festival di Milano e agli altri clienti rispettano le tariffe minime sindacali. Se così non è, allora sono i colleghi “ufficiali” a pagare la generosità degli italiansubbers.

Repubblica, 8 dicembre 2008